Il Teide trema di nuovo registrate oltre cento scosse di terremoto


Il Teide trema di nuovo registrate oltre cento scosse di terremoto

Attività sismica nelle profondità di Tenerife: nuova sequenza di impulsi sotto l’area del Teide

L’area vulcanica del Teide, ha registrato un nuovo episodio di attività sismica profonda caratterizzato da oltre cento segnali rilevati dagli strumenti di monitoraggio. Secondo i dati diffusi dall’Instituto Geográfico Nacional (IGN), si tratta di una serie di impulsi sismici di debole intensità che non rientrano nella definizione tecnica di sciame sismico.

Ripresa delle vibrazioni nelle profondità dell’isola

Dopo circa cinque giorni di relativa quiete sismica, durante i quali erano stati registrati soltanto una dozzina di piccoli eventi, le profondità dell’isola hanno mostrato un nuovo incremento di attività. A partire dalle 23:20–23:30 della sera di mercoledì 4 marzo, i sistemi di monitoraggio dell’IGN hanno individuato una sequenza di impulsi sismici che nel giro di poche ore ha superato le cento registrazioni.

Queste vibrazioni sono estremamente deboli e non percepibili dalla popolazione. Si tratta di segnali di bassa magnitudo che possono essere rilevati esclusivamente dalla strumentazione scientifica installata sull’isola.

Gli specialisti paragonano spesso questo tipo di segnale a una sorta di “vibrazione interna”, simile a quella che si può generare all’interno di cavità naturali quando fluidi o gas si muovono attraverso sistemi di fratture profonde. Questo fenomeno è relativamente comune nei sistemi vulcanici attivi e può manifestarsi periodicamente senza necessariamente evolvere in un processo eruttivo.

Impulsi sismici ed eventi ibridi

L’analisi preliminare dell’attività indica la presenza di due principali tipologie di segnali:

  • impulsi sismici a bassa frequenza, registrati soprattutto nell’area di Las Cañadas;
  • eventi sismici ibridi, che si verificano in modo intermittente tra gli impulsi principali.

Gli algoritmi di rilevamento automatico dell’IGN hanno identificato complessivamente 114 eventi, anche se questi dati sono considerati provvisori e potrebbero essere aggiornati con ulteriori analisi.

Nonostante il numero relativamente elevato di segnali registrati, gli scienziati non classificano questo episodio come sciame sismico. La ragione principale è che gli eventi non presentano caratteristiche sufficientemente simili tra loro per essere attribuiti alla stessa “famiglia” sismica. In altre parole, pur essendo ripetitivi, non mostrano una forma d’onda identica o parametri coerenti tali da indicare una singola origine dinamica.

Magnitudo e profondità dei terremoti

A causa delle particolari caratteristiche di questi segnali, soltanto una parte degli eventi può essere localizzata con precisione. Finora:

  • 26 terremoti sono stati determinati con coordinate ipocentrali affidabili;
  • le magnitudo variano tra 0,9 e 1,6 mbLg;
  • le profondità si collocano generalmente tra 7 e 15 chilometri sotto il livello del mare.

Queste magnitudo rappresentano un lieve incremento rispetto agli eventi registrati negli ultimi giorni, ma restano comunque estremamente basse.

Dal punto di vista geografico, la maggior parte degli ipocentri si concentra nella zona occidentale della caldera di Las Cañadas, al di sotto dell’edificio vulcanico del Teide.

Collegamento con l’attività registrata a febbraio

L’episodio si inserisce in una fase di attività sismo-vulcanica che ha interessato l’area del parco nazionale nel corso del mese di febbraio. In quel periodo gli strumenti avevano registrato sette sciami sismici composti da centinaia di piccoli terremoti, anch’essi impercettibili alla popolazione.

In precedenza, tra il 7 e il 10 febbraio, era stato osservato anche un segnale sismico a bassa frequenza particolarmente prolungato, una caratteristica che non era stata documentata con la stessa durata nelle osservazioni precedenti. Secondo gli specialisti, tale fenomeno potrebbe essere stato generato da un accumulo di fluidi idrotermali in profondità e dalla conseguente sovrapressione nel sistema di fratture, fattori che avrebbero innescato gli sciami sismici successivi.

Dopo la conclusione di questa sequenza, il 26 febbraio, l’attività era diminuita fino alla recente ripresa di impulsi registrata nei primi giorni di marzo.

Il ruolo dei fluidi idrotermali

Gli eventi ibridi osservati nell’area del Teide sono generalmente associati al movimento di fluidi idrotermali all’interno del sistema vulcanico. Questi fluidi sono costituiti da miscele di:

  • acqua ad alta temperatura
  • anidride carbonica
  • altri gas vulcanici

Quando tali fluidi circolano attraverso fratture e cavità presenti nelle rocce profonde, possono generare vibrazioni sismiche caratteristiche. Questo tipo di attività è spesso considerato parte del comportamento normale di un sistema vulcanico attivo.

Nessuna indicazione di eruzione imminente

Gli esperti dell’Instituto Geográfico Nacional e dell’Instituto Volcanológico de Canarias concordano nel ritenere che l’attività osservata non rappresenti, allo stato attuale, un segnale di eruzione imminente.

In un tipico scenario pre-eruttivo, l’intrusione di magma verso la superficie produrrebbe segnali molto più evidenti, tra cui:

  • un forte aumento della sismicità vulcano-tettonica;
  • una migrazione progressiva degli ipocentri verso livelli più superficiali;
  • deformazioni accelerate del suolo rilevabili dalle reti geodetiche;
  • variazioni significative nella quantità e nella composizione dei gas emessi.

Nessuno di questi indicatori è stato osservato nelle ultime settimane nell’area del Teide.

Una rete di monitoraggio scientifico estesa

La sorveglianza vulcanica nelle Canarie è affidata all’Instituto Geográfico Nacional, che ha installato sull’isola di Tenerife una rete di oltre cento stazioni di monitoraggio tra sensori sismici, strumenti geodetici e punti di campionamento geochimico.

Questa infrastruttura consente di controllare in tempo reale diversi parametri fondamentali del sistema vulcanico, tra cui:

  • la sismicità;
  • le deformazioni del terreno;
  • la composizione dei gas;
  • le variazioni nei sistemi idrotermali.

L’integrazione di queste informazioni permette agli scienziati di individuare tempestivamente eventuali cambiamenti che possano indicare un’evoluzione del rischio vulcanico nel breve, medio o lungo periodo.

Un sistema vulcanico attivo ma relativamente tranquillo

Dal punto di vista geologico, Tenerife è un’isola vulcanicamente attiva, ma con periodi di ricorrenza eruttiva relativamente lunghi, generalmente stimati tra 100 e 200 anni. Questo intervallo è significativamente maggiore rispetto a quello di molti vulcani attivi del pianeta, che possono entrare in eruzione con frequenza molto più elevata.

Inoltre, la presenza di strumentazione scientifica moderna sull’isola copre solo un periodo relativamente recente della storia geologica locale. Di conseguenza, non è possibile stabilire con certezza se episodi sismici simili a quelli osservati oggi si siano verificati anche in passato senza essere rilevati.

Monitoraggio continuo

Alla luce dei dati attualmente disponibili, la situazione del sistema vulcanico del Teide viene descritta dagli specialisti come compatibile con il comportamento abituale di un vulcano attivo ma stabile. Il fenomeno resta comunque sotto costante osservazione attraverso la rete di monitoraggio scientifico, che consente di seguire in tempo reale qualsiasi variazione nei parametri geofisici e geochimici dell’isola.

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