Continua lo sciame sismico sul Teide in 40 ore più di 3.000 terremoti
L’attività sismica nell’area del sistema vulcanico del Teide continua a manifestare un’elevata intensità, con una sequenza di sciami che ha indotto le autorità scientifiche a rafforzare le attività di sorveglianza. La Istituto Vulcanologico delle Canarie, attraverso la propria rete di monitoraggio sismico, ha comunicato il 20 febbraio 2026 un significativo incremento dell’attività registrata nelle 40 ore precedenti, durante le quali sono stati rilevati oltre 3.000 eventi sismici. Al momento della comunicazione, la sequenza risultava ancora in corso.
Sequenza sismica recente
L’episodio più recente ha avuto inizio alle ore 23:00 del 18 febbraio e, alle 15:00 del 20 febbraio, superava già i 3.000 eventi registrati. Tutte le scosse presentano magnitudo molto bassa e non sono state percepite dalla popolazione residente.
Questo sciame rappresenta il terzo evento significativo nell’arco di poco più di una settimana e il più intenso dall’avvio della sequenza iniziata il 7 febbraio.
I due sciami precedenti si sono verificati:
- tra il pomeriggio del 12 febbraio e le prime ore del 13 febbraio, con oltre 800 eventi;
- tra il 16 e il 17 febbraio, con più di 1.400 scosse.
La localizzazione degli ipocentri indica una concentrazione a sud-ovest della Caldera de Las Cañadas, a profondità comprese tra 8 e 12 chilometri, all’interno dell’apparato vulcanico di Tenerife.
Segnali sismici a bassa frequenza
Oltre agli sciami di tipo ibrido, nelle ultime due settimane sono stati registrati diversi episodi di sismicità a bassa frequenza. Particolare rilievo ha assunto l’evento del 10 febbraio, caratterizzato da un segnale continuo che ha raggiunto il massimo dell’intensità tra le 8:45 e le 10:15.
Sebbene fenomeni analoghi siano stati osservati in modo sporadico a partire dal 2016, non risultava documentato in precedenza, nell’area di Tenerife, un episodio di tale durata e continuità a bassa frequenza.
Interpretazione scientifica
Secondo le valutazioni degli esperti dell’INVOLCAN, sia gli eventi ibridi sia i segnali a bassa frequenza sono riconducibili al movimento di fluidi idrotermali — principalmente acqua e anidride carbonica — all’interno del sistema vulcanico, in condizioni di pressione e temperatura elevate. Tali dinamiche rientrano nei processi interni di un sistema vulcanico attivo e possono generare sequenze sismiche prolungate senza necessariamente implicare la risalita di magma verso la superficie.
Valutazione del rischio
Alla luce dell’evoluzione osservata, il Comitato scientifico incaricato della valutazione e del monitoraggio dei fenomeni vulcanici, nell’ambito del piano speciale di protezione civile per il rischio vulcanico della Comunità autonoma delle Canarie, si è riunito il 19 febbraio per analizzare i dati disponibili.
Le conclusioni formulate indicano che gli episodi in corso non comportano, allo stato attuale delle conoscenze, un aumento della probabilità di un’eruzione nel breve o medio termine, ovvero nell’arco di settimane o mesi.
Resta tuttavia confermata la presenza di un’attività vulcanica anomala persistente, già rilevata dalla fine del 2016, che continua a mostrare una tendenza stabile nel tempo. Per tale ragione, le strutture di monitoraggio mantengono un livello di sorveglianza costante e rafforzato sull’evoluzione del sistema vulcanico del Teide.