per pagare le tasse alle Canarie bisogna avere la residenza fiscale. Il che significa che è necessario avere qui la proprio dimora abituale o trascorrere più di 183 giorni in un anno. Grazie alla convenzione firmata dal governo spagnolo con l’Italia si evita inoltre la doppia tassazione, quindi si pagheranno solo le imposte del Paese in cui si ha la residenza. Gli autonomi presentano ogni 3 mesi una dichiarazione di periodo in cui si paga un acconto di imposta pari al 20% dell’utile del periodo considerato. Alla fine dell’anno si fa la dichiarazione per stabilire le tasse da pagare: se c’è da pagare di più, andremo a pagare la differenza sull’acconto, se dobbiamo pagare di meno – cosa più probabile – possiamo chiederne il rimborso.

Le società pagano invece l’aliquota normale prevista per le loro S.L., corrispondenti alle Srl italiane, che ammonta al 25%. Questa aliquota però viene ridotta al 15% per le nuove società nei primi due anni di utile per gli utili fino a 300mila euro, e sulla parte eccedente la tassazione è del 20%. Dopo il terzo anno, invece, pagano normalmente il 25%. Queste sono le aliquote previste per tutte le società in tutta la Spagna.

La caratterizzazione delle isole Canarie arriva grazie al REF – Regime Economico e Fiscale delle Canarie – che tra i suoi strumenti prevede la cosiddetta “RIC”, la Riserva per gli Investimenti alle Canarie. A spiegarne il funzionamento è il dottor Renato Spizzichino che nell’arcipelago ha uno studio di consulenza fiscale e legale, Canarie Consulting, in cui offre assistenza a quanti intendano aprire o delocalizzare un’impresa in una delle isole. «La RIC – spiega – consente di accantonare alla fine dell’anno in una riserva una parte del nostro utile. Può essere utilizzata sia dalle società che dai lavoratori autonomi. Ipotizziamo di raggiungere a fine anno un utile di 100, prima di presentare la nostra dichiarazione dei redditi possiamo decidere se accantonare in una riserva fino a un massimo del 90% dell’utile. Accantonando questa riserva, sulla parte dell’utile che accantoniamo, che va dallo 0,1 al 90%, non paghiamo imposte. Utilizzando al massimo questa riserva, quindi al 90%, noi andremo a pagare le imposte solo sul 10% degli utili fatti. Nel caso delle società cosa avviene: prendiamo ad esempio i primi due anni di imposta durante i quali abbiamo un utile del 15%, accantonando il 90% andiamo a pagare il 15% sul 10% degli utili e dal terzo anno in poi andiamo a pagare il 2% sul 10%. Quindi di fatto andiamo a pagare 1,5 nei primi due anni e il 2,5 negli anni successivi».

Insomma un’opportunità davvero importante per pagare meno tasse. A questa se ne aggiunge un’altra che può essere utilizzata insieme alla RIC, o anche separatamente. Si tratta della DIC – Deduzione per Investimenti alle Canarie – che agisce, anziché sull’utile, sull’imposta. Ciò significa che è possibile accantonare fino a un terzo delle imposte che dobbiamo pagare. Il meccanismo è lo stesso della RIC e ci permette di pagare solo i due terzi dell’imposta. Ipotesi: utile di 100, utilizzo a pieno la RIC accantonando il 90% mi rimangono 10, su quei 10 nei primi due anni pago 1,50. Di questo 1,50 posso accantonare massimo un terzo cosicché alla fine pagherò appena l’1%.

Un aspetto questo, che rende la fiscalità a Tenerife molto appetibile dal momento che al posto di pagare le imposte si offre l’occasione di fare investimenti. L’utile accantonato con la RIC, infatti, va reinvestito. «Abbiamo tempo 5 anni per poterlo reinvestire – continua il dottor Renato Spizzichino -. Possiamo farlo già dal primo anno, naturalmente dobbiamo aver fatto un utile tale da permetterci poi l’investimento. Un business plan potrebbe aiutarci in questo. Oppure aspettare il quinto e reinvestire tutta la somma. È necessario investire quella somma in beni strumentali per la nostra attività o per aumentare la base occupazionale. Nel caso in cui svolga attività di ristorazione, ad esempio, si possono comprare macchinari o mobili utilizzando la RIC oppure per incrementare lo staff e quindi il numero dei dipendenti. I beni strumentali devono essere rigorosamente acquistati nelle isole Canarie».

«L’importante – puntualizza il dottor Spizzichino – è che si garantisca per i successivi 5 anni dall’investimento il mantenimento sia dei beni sia della base occupazionale. Non è possibile, quindi, vendere i materiali acquistati e il numero dei dipendenti deve essere lo stesso. Certo, possiamo licenziarne uno ma dobbiamo assumerne subito un altro per assicurare lo stesso numero».

Con la somma accantonata si potrà anche comprare un bene immobile per la nostra attività. Anzi, alle Canarie è possibile svolgere più di un’attività. Se ad esempio volessimo aprire un’attività di gestione immobiliare sarebbe sufficiente inserirlo nell’oggetto sociale della società facendo comunicazione all’Agenzia tributaria. In questo modo possiamo acquistare locali commerciali, piuttosto che residenziali, e darli in affitto perché a quel punto sarebbero investimenti strumentali alla attività che andiamo a svolgere.

Sia autonomi che società possono usufruire della RIC, lo strumento più usato alle Canarie per evitare di pagare le imposte e che consente di usare questi soldi per fare nuovi investimenti. E se non si investe la Ric entro i 5 anni cosa succede? «Succede – dice il dottor Spizzichino – che viene riportata a tassazione la parte di imponibile sulla quale non abbiamo pagato le imposte e le saldiamo in quel momento con tutte le sanzioni e gli interessi».

CONSORZIO ZEC – Un’altra opportunità concessa dal REF è il cosiddetto consorzio ZEC – Zona Especial Canaria -, strumento creato per incrementare lo sviluppo economico e sociale delle Isole Canarie. Per farne parte è necessario chiedere l’autorizzazione ministeriale attraverso un’apposita domanda corredata da un progetto. I requisiti dipendono dalla grandezza dell’isola. Si dovrà fare un investimento di 100 mila euro con l’assunzione minima di 5 dipendenti in una delle isole maggiori, quindi Gran Canaria e Tenerife, e di 50 mila euro e l’assunzione di 3 dipendenti in una delle isole minori. Se il progetto è approvato si accederà al consorzio pagando il 4% delle imposte. In questo caso non è possibile accantonare con la RIC dal momento che non è cumulabile.

Altro requisito per far parte della zona ZEC è che l’amministratore, o uno degli amministratori, della società S.L. a responsabilità limitata sia residente alle Canarie. Mentre nel caso di una normale società S.L. non in zona ZEC l’amministratore può anche non essere residente. «Importante – spiega il dottor Spizzichino – è che l’attività non sia rivolta al consumatore finale, ma ad altre imprese. L’agenzia di viaggi non può aderire alla ZEC perché i clienti sono i consumatori finali. Al contrario un tour operator che ha come clienti le agenzie di viaggi può chiedere di essere ammesso alla zona».

IVA- Come fatturare alle isole Canarie. Ai sensi di una direttiva CEE – la 2006/212 – all’articolo 6 numero 1 lettera B c’è un elenco di zone e regioni escluse dall’Iva. Tra queste ci sono le Canarie, non soggette al regime dell’IVA. «Pur essendo una regione della Spagna – precisa il consulente fiscale – siamo considerati extra CEE, come gli Stati Uniti, l’India, e qualsiasi Paese fuori dalla Comunità economica europea. Quindi nelle nostre fatturazioni in uscita non dovremo mai mettere l’IVA. Allo stesso modo il nostro fornitore in entrata non dovrà mai addebitarcela. Esiste tuttavia un’imposta simile all’IVA, nel senso del suo funzionamento, e viene chiamata IGIC: Impuesto General Indirecto Canario. L’aliquota normale dell’IGIC è del 7%, quella più alta è del 13,50% usata soprattutto per i beni di lusso, quella più bassa è del 3%, e addirittura abbiamo l’aliquota pari allo zero sui prodotti di prima necessità. Naturalmente questo agevola i consumi perché qui costa tutto di meno grazie a una aliquota di imposta così bassa». Dunque sia le fatture in uscita che quelle in entrata non devono essere assoggettate a IVA: «Troveremo – chiarisce il dottor Spizzichino – nella bolletta doganale l’IGIC che pagheremo e registreremo in contabilità e quindi la andremo a detrarre dall’IGIC delle fatture attive. C’è un solo caso in cui siamo costretti a emettere fattura con l’IGIC e riguarda il caso dei liberi professionisti e di tutti coloro che vendono non beni, ma servizi all’estero e l’utente del servizio è un consumatore finale. In questo caso l’IGIC è del 7%».

Le società e gli autonomi – Il regime societario è simile a quello italiano, con qualche differenza. Come ad esempio il capitale: mentre in Italia il capitale minimo deve essere di 10mila euro di cui dobbiamo però versare al momento della costituzione il minimo del 25%, il capitale sociale di una S.L. è di 3mila euro e va interamente versato.

E non dimentichiamo l’assistenza sanitaria che alle Canarie è obbligatoria. «Tutti i lavoratori autonomi, gli imprenditori e gli amministratori di società – afferma il dottor Spizzichino – sono obbligati a iscriversi alla Seguridad Social – Sicurezza Sociale – che dà diritto all’assistenza sanitaria pubblica: medico, ospedali e medicinali. Mentre per gli amministratori non è previsto nessuno sconto e pagano la quota mensile di circa 340 euro, per i lavoratori autonomi che aprono una nuova posizione c’è uno sconto speciale. Per i primi sei mesi la rata è di circa 53 euro al mese, i successi sei ammonta a circa 135 euro, i terzi sei mesi circa 190 euro. Dopo un anno e mezzo pagano la quota intera che corrisponde a circa 285 euro al mese».

 

fonte: http://www.voglioviverecosi.com/canarie-fiscalita-per-autonomi-e-imprese.html

 

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