Turismo dell’ubriachezza problema che colpisce il turismo a Tenerife
Turismo e abuso di alcol: un problema crescente a Tenerife
Tenerife, da anni meta privilegiata del turismo internazionale, si trovano oggi ad affrontare una problematica che, seppur nota da tempo, sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti: il cosiddetto turismo dell’eccesso, in particolare legato al consumo smodato di alcol. Si tratta di un fenomeno che non solo altera la qualità dell’esperienza turistica, ma incide negativamente sull’ordine pubblico, sulla tenuta del sistema sanitario locale e sull’immagine complessiva delle destinazioni coinvolte.
Un modello di turismo problematico
Nel corso di tutto l’anno, e in particolare durante l’alta stagione, gli aeroporti di Tenerife registrano l’arrivo di migliaia di visitatori attratti dal clima mite, dalla bellezza naturale e dall’atmosfera rilassata dell’arcipelago. Tuttavia, per una parte consistente di questi turisti – in particolare provenienti dal Regno Unito – la vacanza si trasforma in un’occasione per indulgere in comportamenti eccessivi e talvolta pericolosi, spesso legati al consumo incontrollato di bevande alcoliche.
Le strutture sanitarie e le forze dell’ordine locali segnalano da tempo un incremento degli interventi legati a episodi di ubriachezza molesta, risse, incidenti, disordini pubblici e ricoveri per intossicazioni. Alcune zone costiere, durante i fine settimana, registrano picchi di emergenze paragonabili a “zone di guerra”, dove il personale medico è talvolta costretto a prestare i primi soccorsi direttamente in strada.
Il fattore economico: alcol a basso costo
Uno degli elementi strutturali che contribuisce alla diffusione di questi comportamenti è il costo sensibilmente inferiore dell’alcol a Tenerife rispetto ad altri paesi europei, in particolare al Regno Unito. In ambienti turistici permissivi, dove i controlli e le sanzioni appaiono meno severi rispetto al contesto di provenienza, l’accesso facilitato e incentivato a bevande alcoliche diventa un catalizzatore per il cosiddetto turismo dell’ubriachezza.
Oltre al prezzo contenuto, anche l’ampia disponibilità di offerte promozionali e pacchetti “all you can drink” o “open bar” contribuisce ad alimentare l’idea che il consumo eccessivo sia parte integrante dell’esperienza turistica, legittimandolo come comportamento socialmente accettato e persino atteso.
Le implicazioni psicologiche: il bisogno di evasione
Secondo analisi condotte da esperti in ambito psicologico e comportamentale, il ricorso all’alcol durante le vacanze può essere interpretato anche come una forma di compensazione emotiva. La pressione esercitata da ritmi lavorativi intensi, l’insoddisfazione personale e il bisogno di “staccare” spingono alcuni individui a vivere la vacanza come uno spazio di assoluta libertà, dove vengono sospese le regole normalmente vigenti nel quotidiano. In questo contesto, l’abuso di alcol si configura come un tentativo disfunzionale di riconnettersi con una forma di spontaneità repressa.
A ciò si aggiunge una percezione distorta dell’impunità: lontani da casa, molti turisti si sentono autorizzati ad adottare comportamenti che non avrebbero mai tenuto nel proprio contesto di origine. Tuttavia, nell’era della condivisione digitale, ciò che avviene in vacanza può facilmente essere documentato, diffuso e produrre conseguenze ben oltre il rientro.
Interventi e strategie di contenimento
Per contrastare l’escalation del turismo eccessivo, alcune amministrazioni locali hanno avviato politiche restrittive. In particolare, in alcune zone delle Baleari e delle Canarie, è stato introdotto un limite massimo di sei bevande alcoliche giornaliere nei pacchetti all-inclusive. A questa misura si aggiungono sanzioni severe per comportamenti contrari alla convivenza civile, con multe che in certi casi possono superare i 2.900 euro, applicabili a condotte come l’ubriachezza molesta, gli atti osceni in luogo pubblico o il danneggiamento dell’ambiente naturale.
Queste iniziative mirano a ridefinire il modello di accoglienza turistica, orientandolo verso una fruizione più consapevole, rispettosa e sostenibile delle risorse locali.
Una destinazione da valorizzare
L’arcipelago canario dispone di un patrimonio naturale, culturale ed enogastronomico di straordinario valore, che merita di essere tutelato e promosso in modo coerente con i principi di qualità, sostenibilità e responsabilità. Le spiagge, i paesaggi vulcanici, i borghi storici, la biodiversità e la ricca tradizione culinaria rappresentano elementi attrattivi in grado di soddisfare un’ampia gamma di interessi, senza ricorrere a modelli turistici degradanti o rischiosi.
Il futuro del turismo a Tenerife passa anche per una strategia di posizionamento che privilegi l’esperienza autentica e la tutela del territorio, scoraggiando gli eccessi e valorizzando, invece, la qualità dell’offerta.