INVOLCAN il Teide Tenerife è dormiente ma prima o poi si sveglierà


INVOLCAN il Teide Tenerife è dormiente ma prima o poi si sveglierà

Nonostante l’evidente natura vulcanica di Tenerife, fino al 1997 non era presente alcun sistema strutturato di sorveglianza in grado di individuare o escludere attività sotterranee. In quell’anno, su iniziativa del Cabildo di Tenerife, fu avviata all’interno dell’Instituto Tecnológico y de Energías Renovables (ITER) un’area scientifica dedicata allo studio dei fenomeni vulcanici. Tale percorso portò, nel 2010, alla creazione dell’Istituto Vulcanologico delle Canarie (INVOLCAN), ente di riferimento per la ricerca, la prevenzione e la gestione del rischio vulcanico.

Ricerca e strumenti di prevenzione

Dal momento della sua istituzione, INVOLCAN ha promosso numerosi studi che hanno consentito di implementare strumenti operativi di grande utilità pubblica. Tra questi si segnalano:

  • la realizzazione di mappe di zonizzazione della pericolosità vulcanica;
  • lo sviluppo di programmi multidisciplinari di monitoraggio continuo;
  • la definizione di piani di emergenza specifici per le diverse aree insulari.

Queste iniziative hanno contribuito a consolidare l’arcipelago come punto di riferimento internazionale nella ricerca e nella gestione della vulcanologia applicata alla sicurezza collettiva.

Sorveglianza avanzata a Tenerife

L’isola di Tenerife ospita oggi un sistema di monitoraggio all’avanguardia, unico al mondo, basato su tre strumenti capaci di rilevare minime variazioni del campo gravitazionale terrestre. Tali variazioni possono costituire indizi precoci di movimenti magmatici in profondità e risultano quindi fondamentali per attivare, con la massima tempestività, eventuali allerte vulcaniche.

Il monitoraggio dei vulcani rimane tuttavia un compito complesso. La difficoltà principale consiste nell’individuare in tempi brevi l’eventuale risalita del magma, un’informazione determinante per predisporre misure di protezione civile in caso di una futura eruzione.

Formazione e prevenzione: i simulacri

La consapevolezza della presenza di un rischio vulcanico, intrinseco alla natura geologica dell’arcipelago, ha spinto le autorità insulari a promuovere iniziative di prevenzione e addestramento. Tra queste rientra l’organizzazione di esercitazioni pubbliche, come il simulacro previsto nel comune di Garachico tra il 22 e il 26 settembre.

La scelta di questo comune del nord di Tenerife non è casuale: esso figura infatti tra le aree segnalate nella mappa di rischio vulcanico elaborata nell’ambito del Piano di Prevenzione Insulare. Tale documento suddivide il territorio in zone caratterizzate da livelli di pericolosità crescente, pur evidenziando che nessuna area dell’isola può considerarsi del tutto esente da una possibile eruzione.

Interpretazione delle anomalie

L’attività di monitoraggio evidenzia talvolta anomalie che non devono necessariamente essere interpretate come segnali premonitori di un’eruzione. Le osservazioni scientifiche indicano che circa l’80% delle anomalie tende a regredire naturalmente, mentre solo nel restante 20% dei casi l’evoluzione può condurre a un evento eruttivo.

Nel caso di Tenerife, le anomalie rilevate negli ultimi anni sono attribuite principalmente al sistema idrotermale superficiale e non costituiscono prova di movimenti magmatici in profondità. In tal senso, i valori riscontrati rientrano nella normale attività di un vulcano considerato ancora attivo.

INVOLCAN il Teide Tenerife è dormiente ma prima o poi si sveglierà

Il sistema vulcanico di Tenerife viene oggi classificato come dormiente: non manifesta attività eruttiva, ma conserva la potenzialità di risvegliarsi in futuro. L’incertezza sui tempi di tale eventualità rende fondamentale mantenere elevata la capacità di risposta attraverso strumenti di prevenzione, piani di emergenza e campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione.

Il rischio vulcanico, oltre a essere un dato geologico, è amplificato da fattori demografici e urbanistici. L’incremento della popolazione residente e l’espansione delle aree urbanizzate nelle zone potenzialmente esposte impongono una pianificazione sempre più attenta, volta a garantire la sicurezza degli abitanti e la resilienza delle comunità.


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