Impatto moderato a Tenerife se Trump dovesse imporre un embargo


Impatto moderato a Tenerife se Trump dovesse imporre un embargo

La Camera di Commercio di Santa Cruz de Tenerife considera limitato, ma non trascurabile, l’impatto che un eventuale embargo commerciale da parte degli Stati Uniti potrebbe avere sull’economia delle Isole Canarie. Secondo l’istituzione, pur trattandosi di un mercato significativo per alcuni segmenti industriali e tecnologici dell’arcipelago, il peso complessivo degli scambi con gli Stati Uniti rimane relativamente contenuto nel quadro generale del commercio estero regionale.

Peso degli Stati Uniti nel commercio estero delle Canarie

L’analisi elaborata sulla base dei dati forniti dall’ICEX España Exportación e Inversiones evidenzia che le relazioni commerciali con gli Stati Uniti rappresentano solo una quota minoritaria del totale degli scambi internazionali dell’arcipelago.

Le Isole Canarie mantengono infatti legami commerciali molto più intensi con altri partner economici, in particolare con l’Unione Europea e con il Regno Unito, mercati che continuano a costituire i principali sbocchi per le esportazioni regionali.

Nel 2025 il valore delle esportazioni canarie verso gli Stati Uniti ha raggiunto circa 89 milioni di euro, equivalenti al 2,9% del totale delle esportazioni dell’arcipelago. La quota risulta significativamente inferiore a quella del mercato europeo, che rappresenta circa il 39% delle vendite all’estero, e leggermente al di sotto di quella del Regno Unito, pari a circa il 3,1%.

Nel confronto con le altre regioni spagnole, le Canarie occupano il quattordicesimo posto tra le comunità autonome esportatrici verso gli Stati Uniti, confermando il carattere relativamente marginale di questo mercato nel contesto del commercio nazionale.

Una struttura delle esportazioni fortemente industriale

L’analisi della composizione merceologica delle esportazioni evidenzia una forte concentrazione nel settore industriale e tecnologico, che rappresenta circa 76 milioni di euro degli 89 milioni complessivi esportati nel mercato statunitense.

Tra i prodotti più rilevanti figurano in particolare:

  • apparecchiature per la navigazione aerea, che con 58,4 milioni di euro costituiscono circa il 65,6% delle esportazioni verso gli Stati Uniti;
  • gruppi elettrogeni, per un valore di 10,8 milioni di euro;
  • fibre, succhi ed estratti vegetali, pari a circa 5 milioni di euro;
  • prodotti di profumeria e cosmetica, con 4,17 milioni di euro;
  • pesce fresco o refrigerato, che raggiunge 3,5 milioni di euro.

Accanto a queste categorie principali esistono esportazioni di entità più contenuta ma comunque significative per alcune filiere locali, tra cui molluschi e crostacei, con un valore inferiore a un milione di euro, e vini a denominazione di origine, che si attestano attorno ai 700.000 euro.

Bilancia commerciale negativa

Il quadro degli scambi tra l’arcipelago e gli Stati Uniti evidenzia una bilancia commerciale sfavorevole per le Isole Canarie.

Nel 2025 le importazioni provenienti dagli Stati Uniti hanno raggiunto 206 milioni di euro, più del doppio del valore delle esportazioni regionali verso quel mercato. Il saldo commerciale si è quindi chiuso con un deficit di circa 117,4 milioni di euro.

Anche sul fronte delle importazioni prevalgono nettamente i prodotti industriali e tecnologici, che rappresentano 187 milioni di euro del totale. Il resto si distribuisce tra:

  • beni di consumo, per circa 9,9 milioni di euro;
  • prodotti agroalimentari, per circa 8,4 milioni di euro.

Le principali categorie di importazione

Tra le merci acquistate dalle Canarie negli Stati Uniti spiccano soprattutto prodotti energetici e tecnologie industriali.

Le principali voci di importazione includono:

  • carburanti e lubrificanti, per un valore di 60,6 milioni di euro;
  • materiali e attrezzature legati alla difesa e alla sicurezza militare, pari a 26,3 milioni di euro;
  • apparecchiature per la navigazione aerea, con 25,4 milioni di euro;
  • pasta di cellulosa per la produzione di carta, per 12,8 milioni di euro;
  • strumenti medico-chirurgici, con un valore di 9,9 milioni di euro.

Nel complesso, gli Stati Uniti occupano il settimo posto tra i paesi di origine delle importazioni delle Isole Canarie, con una quota pari a circa il 4,4% del totale degli acquisti dall’estero.

Il tessuto imprenditoriale coinvolto

Nel 2025 197 imprese canarie hanno esportato beni verso il mercato statunitense, registrando un incremento del 2,1% rispetto all’anno precedente.

Di queste aziende, 108 hanno sede nella provincia di Santa Cruz de Tenerife, confermando il ruolo rilevante di questo territorio nelle attività di esportazione verso gli Stati Uniti.

Il dinamismo del tessuto imprenditoriale si riflette anche nei flussi di ingresso e uscita dal mercato statunitense:

  • 115 imprese hanno iniziato o ripreso a esportare verso gli Stati Uniti;
  • 111 aziende hanno invece interrotto l’attività di esportazione in quel mercato;
  • 45 imprese hanno mantenuto una presenza stabile nelle vendite verso gli Stati Uniti per almeno quattro anni consecutivi, di cui 17 con sede nella provincia di Tenerife.

Diversificazione dei mercati come strategia economica

Secondo il presidente della Camera di Commercio di Santa Cruz de Tenerife, Santiago Sesé, l’attuale struttura del commercio estero delle Canarie dimostra l’importanza di proseguire nella strategia di diversificazione dei mercati internazionali.

L’obiettivo di questa strategia è ridurre la dipendenza da singoli partner commerciali e rafforzare la resilienza dell’economia regionale di fronte a possibili tensioni geopolitiche, barriere commerciali o cambiamenti nelle politiche economiche internazionali.

In questo contesto, l’ampliamento della presenza delle imprese canarie in mercati differenti viene considerato uno strumento fondamentale per mitigare i rischi legati all’instabilità del commercio globale e garantire maggiore stabilità alle esportazioni dell’arcipelago.

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