Crisi commerciale tra Stati Uniti e Spagna le ripercussioni su Tenerife
La possibilità di una crisi commerciale tra Stati Uniti e Spagna, ipotizzata a seguito delle tensioni politiche tra Washington e Madrid, potrebbe avere ripercussioni rilevanti sull’economia spagnola e, in misura più limitata ma comunque significativa, anche a Tenerife. L’ipotesi è emersa nel contesto del confronto diplomatico generato dal rifiuto del governo guidato da Pedro Sánchez di autorizzare l’utilizzo delle basi militari di Rota e Morón da parte degli Stati Uniti per operazioni militari contro l’Iran. In risposta a questa posizione, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe ventilato la possibilità di interrompere o limitare i rapporti commerciali con la Spagna.
Il peso degli scambi tra Spagna e Stati Uniti
Un eventuale irrigidimento delle relazioni economiche rappresenterebbe un fattore di rischio per diversi comparti produttivi spagnoli. Tuttavia, rispetto ad altri Paesi europei, la Spagna presenta un grado di esposizione inferiore al mercato statunitense. Nel 2025 le esportazioni spagnole verso gli Stati Uniti hanno raggiunto un valore complessivo di circa 16,72 miliardi di euro, una cifra considerevolmente più bassa rispetto a quella registrata da altri partner europei. A titolo di confronto, l’Italia ha esportato nello stesso periodo beni per circa 68,4 miliardi di dollari.
Questa differenza riduce in parte la vulnerabilità dell’economia spagnola a eventuali misure restrittive provenienti da Washington, ma non elimina il rischio di effetti negativi su specifici settori industriali e commerciali. Occorre inoltre considerare che la politica commerciale dei Paesi membri è regolata dall’Unione Europea: qualsiasi misura discriminatoria mirata esclusivamente alla Spagna incontrerebbe quindi ostacoli giuridici e diplomatici. Ciò non esclude, tuttavia, che eventuali decisioni politiche possano trovare modalità indirette per produrre effetti economici concreti.
Le possibili conseguenze per le Canarie
Nel caso in cui si verificasse una reale interruzione o riduzione degli scambi, Tenerife potrebbe subire ripercussioni per un volume commerciale complessivo vicino ai 100 milioni di euro tra esportazioni e importazioni. Sebbene i prodotti statunitensi non costituiscano la maggioranza delle merci importate dalla regione, gli Stati Uniti sono progressivamente diventati uno dei principali partner di approvvigionamento per l’economia locale.
Secondo varie analisi la tensione diplomatica metterebbe a rischio non soltanto il flusso di circa 1,6 miliardi di chilogrammi di merci provenienti annualmente dal mercato nordamericano — tra cui una quota rilevante di combustibili — ma anche gli sforzi compiuti negli ultimi anni da numerose imprese canarie per aprirsi spazi commerciali negli Stati Uniti.
Preoccupazioni istituzionali e imprenditoriali
L’eventualità di un embargo statunitense sui prodotti spagnoli ha generato apprensione sia tra le istituzioni regionali sia tra le aziende che esportano verso il mercato americano. Il governo delle Canarie ha espresso preoccupazione non solo per l’impatto sul commercio estero dell’arcipelago, ma anche per possibili effetti sui prezzi di alcuni beni importati.
Preoccupazioni e timori delle imprese canarie impegnate nei processi di internazionalizzazione. Numerose aziende del settore agroalimentare — tra cui produttori di vino e formaggi — temono di perdere quote di mercato negli Stati Uniti dopo aver investito risorse significative per sviluppare canali commerciali oltreoceano.
Le esportazioni delle Canarie verso il mercato statunitense
I dati dell’ICEX España Exportación e Inversiones indicano che le esportazioni delle Canarie verso gli Stati Uniti ammontano a poco più di 89 milioni di euro. Questa cifra rappresenta circa il 3% del totale delle esportazioni dell’arcipelago.
Il principale segmento di esportazione è costituito da macchinari e apparecchiature meccaniche, che generano scambi per circa 62 milioni di euro e rappresentano quasi il 70% delle vendite canarie negli Stati Uniti. Un altro comparto rilevante riguarda il settore aeronautico e aerospaziale, con esportazioni di aeromobili e veicoli spaziali per un valore di circa 7,4 milioni di euro.
Oltre a questi prodotti industriali, il flusso commerciale include anche una varietà di beni provenienti dall’economia locale: succhi di frutta, oli essenziali, prodotti ittici, bevande, calzature, articoli in pelle e capi di abbigliamento.
Il ruolo delle importazioni statunitensi
Sul versante opposto della bilancia commerciale, le Canarie importano dagli Stati Uniti beni per un valore complessivo superiore ai 200 milioni di euro. Questa quota rappresenta circa il 4,4% del totale delle importazioni dell’arcipelago, una percentuale relativamente contenuta ma comunque significativa per alcuni settori economici.
Gli Stati Uniti figurano infatti tra i principali mercati di approvvigionamento per le Canarie, occupando il settimo posto tra i partner commerciali della regione dopo Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia, Brasile e Cina. Negli ultimi anni il volume delle importazioni provenienti dal mercato statunitense ha mostrato una crescita costante. Tra il 2024 e il 2025, in particolare, la spesa per beni statunitensi è quasi raddoppiata.
I beni importati e le possibili alternative
La voce più rilevante delle importazioni riguarda i combustibili e gli oli energetici, per i quali nel 2025 sono stati spesi circa 87 milioni di euro. Tuttavia, il commercio tra le Canarie e gli Stati Uniti comprende una gamma molto ampia di prodotti: macchinari industriali, apparecchiature mediche, carta e cartone, aeromobili e veicoli, frutta, navi, materiale elettrico, prodotti chimici, mobili, bevande, generi alimentari e prodotti farmaceutici.
Nel complesso, il valore totale delle importazioni provenienti dagli Stati Uniti ha raggiunto nel 2025 circa 206 milioni di euro. Un’eventuale interruzione degli scambi renderebbe quindi necessario individuare nuovi fornitori internazionali in grado di sostituire questi prodotti, con possibili effetti sui costi logistici e sui prezzi finali.
Tra i beni simbolo della produzione statunitense che potrebbero diventare più difficili da reperire figurano articoli di consumo e prodotti iconici come i jeans del marchio Levi’s, il whiskey bourbon tipico della tradizione americana e le motociclette e componenti prodotti da Harley-Davidson.
Un quadro di forte incertezza
Nel complesso, la prospettiva di una tensione commerciale tra Stati Uniti e Spagna apre uno scenario caratterizzato da numerose incognite. Sebbene il peso economico degli scambi con Washington sia relativamente contenuto rispetto ad altri partner commerciali europei, l’eventuale adozione di misure restrittive potrebbe generare effetti a catena su diversi settori produttivi e sulle economie regionali, comprese quelle di Tenerife e delle Canarie.