Mahan isola delle Canarie che non esiste più
Un’antica terra, oggi sommersa, univa due delle isole Canarie che conosciamo. Il suo nome è Mahán, e la sua storia affonda le radici tra scienza, geologia e mito.
Immaginate un tempo in cui Lanzarote e Fuerteventura non erano isole separate, ma le estremità emerse di un’unica grande terra. Sabbie mobili e paesaggi vulcanici si fondevano senza soluzione di continuità. Gli animali attraversavano vaste distese rocciose senza incontrare ostacoli marini, e le piante si disperdevano con naturalezza su un territorio unitario. Questa era Mahán, un’isola madre esistita durante il Pleistocene e oggi scomparsa sotto le acque dell’oceano Atlantico.
Una geografia del passato: la nascita di Mahán
Circa 18.000 anni fa, durante l’ultima glaciazione del Pleistocene, il livello del mare era più basso di circa 120 metri rispetto a oggi. Questo abbassamento delle acque permise la formazione di una vasta superficie emersa che univa Lanzarote, Fuerteventura, l’isolotto di Lobos e parte dell’arcipelago Chinijo. Insieme, formavano un’unica isola: Mahán, con un’estensione stimata di oltre 5.000 chilometri quadrati.
L’assenza di barriere marine favorì un’intensa circolazione di flora e fauna. La vicinanza al continente africano, distante appena un centinaio di chilometri, rese Mahán un ponte naturale per la colonizzazione biologica dell’arcipelago orientale delle Canarie.
Un patrimonio condiviso: biodiversità endemica e connessioni evolutive
La comune origine geologica di Lanzarote e Fuerteventura si riflette ancora oggi nella loro straordinaria somiglianza biologica. Numerose specie endemiche – piante e animali che vivono solo in questa regione del mondo – trovano una spiegazione evolutiva proprio nell’antica unione di Mahán.
Tra gli esempi più emblematici della flora, spiccano:
- Pulicaria canariensis, pianta dai due sottotipi divergenti per la tessitura delle foglie.
- Ferula lancerottensis, nota localmente come cañaheja, diffusa su entrambi i versanti dell’isola perduta.
- Altri esempi unici includono la cipolla di spiaggia (Androcymbium psammophilum), il Limonium bourgeaui e la Chahorra bianca (Sideritis pumila), tutte adattate ai suoli aridi e pietrosi di queste isole vulcaniche.
Fauna relitta: tracce viventi di una terra unificata
La fauna offre ulteriori prove dell’antica connessione. Il toporagno delle Canarie (Crocidura canariensis), ad esempio, è presente non solo a Lanzarote e Fuerteventura, ma anche su piccoli isolotti come Lobos e Monte Clara. La sua distribuzione geografica sarebbe stata impossibile in presenza di barriere marine, dimostrando che, in passato, la terra era continua.
Tra gli uccelli si distinguono:
- L’ubara delle Canarie (Chlamydotis undulata fuerteventurae), perfettamente adattata ai paesaggi desertici.
- Il pispola delle Canarie (Anthus berthelotii), il cui canto è parte integrante del paesaggio sonoro di queste isole.
Evoluzioni divergenti: la biodiversità esclusiva di ogni isola
Con la successiva innalzamento del livello del mare e la definitiva separazione delle isole, ogni territorio ha intrapreso un percorso evolutivo autonomo, generando specie uniche che si sono adattate alle specifiche condizioni ambientali di ciascuna isola.
A Fuerteventura, si trovano esclusivamente:
- Il cardo di Jandía (Euphorbia handiensis),
- Il crambe majorero (Crambe sventenii),
- La margherita di Jandía (Argyranthemum winteri).
Mentre a Lanzarote si distinguono:
- Il bejeque de malpaís (Aeonium lancerottense),
- La viperina di Lanzarote (Echium lancerottense),
- L’aglio di Lanzarote (Allium canariense subsp. obtusitepalum),
- La margherita di Famara (Argyranthemum maderense), delicata e rara.
Tra scienza e mito: l’eredità culturale del nome Mahán
Il nome Mahán non è solo un’etichetta scientifica, ma un riferimento alla mitologia aborigena delle Canarie. Secondo le tradizioni orali, Mahán era un gigante legato al territorio di Fuerteventura, simbolo di potere e protezione. Questo legame tra narrativa mitica e scoperta scientifica rafforza la percezione di un’identità geologica e culturale comune tra le isole orientali dell’arcipelago.
Lo stesso Gui Hierbajo (Guillermo), biologo e divulgatore scientifico, sottolinea in uno dei suoi video:
“È affascinante pensare che un tempo le isole erano collegate e persino più vicine all’Africa. Questo spiega in parte la loro sorprendente ricchezza ecologica.”
Un patrimonio geologico da riscoprire
Oggi Mahán non esiste più come terraferma, ma la sua presenza sopravvive: nei geni delle piante, nel canto degli uccelli, nella distribuzione delle specie e nella memoria del paesaggio. Riscoprire questa isola dimenticata significa comprendere meglio l’evoluzione naturale delle Canarie e valorizzare il patrimonio biologico e culturale che le unisce.
Mahán non è solo una leggenda geologica: è un capitolo essenziale della storia naturale delle isole, scritto nei fossili, nei semi e nei racconti ancestrali che ancora riecheggiano tra le dune e i malpaís dell’Atlantico orientale.