Loris si è trasferito a vivere alle Canarie con la sua famiglia, tre gatti e un cane

A volte basta un pretesto per cambiare il corso della propria vita.
A Loris è bastato un incontro casuale con una sua conoscente per realizzare quel trasferimento che sognava da anni. Loris si è trasferito a vivere alle Canarie con la sua famiglia, tre gatti e un cane in una terra calda e accogliente come Tenerife, l’isola dell’eterna primavera.
Ci racconta la sua avventura, ricordandoci che “Tenerife e le Canarie sono una buona alternativa per trasferirsi e allontanarsi dalla nostra patria ormai maltrattata. Però non è il Paradiso e non c’è lavoro per tutti”. Lui ci racconta come è riuscito a trasferirsi.

Ciao Loris, ci descrivi brevemente chi sei, cosa ti piace e i tuoi interessi. Da quanto tempo vivi a Tenerife?
Mi chiamo Loris ho 38 anni e sono innamorato della mia famiglia e dell’informatica, sia hardware sia software. In casa siamo in 8: io, mia moglie che è il vero pilastro della famiglia, mio figlio di 10 anni, il terremoto di casa, mia figlia di 9 che sembra una Paris Hilton intelligente, tre gatti di cui due venuti con noi dall’Italia e la ultima acquisizione della famiglia il nostro adorato cane.

Dal Piemonte a Tenerife, come è avvenuto questo passaggio?
Quando hai deciso di trasferirti avevi una moglie e due figli: come avete affrontato il trasferimento e quanto avete impiegato a livello logistico?
L’idea di andare via dall’Italia è sempre stata nella nostra testa, ma senza una meta prefissata. Poi una sequenza di avvenimenti concatenati ci hanno fatto pensare a Tenerife. Per organizzare tutto bene abbiamo impiegato all’incirca 6 mesi, che sono serviti a gestire vari aspetti fondamentali come la preparazione dei documenti per l’espatrio.

C’è stato un incontro del destino che ha influito sulla scelta del trasferimento e dell’isola in particolare, giusto?

Sì, con gli anni abbiamo imparato ad ascoltare i segnali del destino e seguire il vento del’Est. Uno di questi segnali è stato rivedere in ospedale, in occasione della nascita di mia figlia, una conoscente dopo diverso tempo che ci parlò di Tenerife e del tenore di vita.
Prima lavoravi come informatico, programmatore VB e PHP principalmente, avevi qualche esperienza in campo dirigenziale in call center e altre cose, sempre legate strettamente al campo informatico. Come hai potuto proseguire o adattare le tue competenze lavorative nell’isola?
In realtà appena arrivato ho cercato subito di lavorare nel mio settore, ma ho trovato varie difficoltà i  termini di orari e stipendi. Quindi grazie agli insegnamenti di mio padre ho optato per altre attività. Inizialmente ho lavorato in un dissalatore, ovvero una struttura che trasforma l’acqua del mare in acqua potabile. Poi, dopo circa un anno, ho scoperto la seguridad privada e sono entrato i  questo mondo quasi per gioco e alla fine ne ho fatta la mia professione.

E con la lingua come avete fatto? I tuoi figli hanno imparato lo spagnolo?

Per la lingua io ho passato i primi sei mesi ascoltando la gente per strada, leggendo molte riviste e libri e guardando la televisione spagnola. Con l’arrivo del primo lavoro ho iniziato a imparare. I miei figli fortunatamente non hanno avuto nessun problema e ora la piccola la consideriamo più canaria che italiana, perché ha acquisito sia il gergo sia l’accento canario.
Tenerife è un’ottima scelta per chi volesse trasferirsi? O adesso i tempi sono cambiati e prima di decidere di andare verso un Paese europeo come la Spagna che non gode di un’economia differente dall’Italia bisogna pensarci bene?
Dipende da che cosa si cerca. Se si parla di clima e natura, Tenerife continua a essere una meta turistica perfetta, però la crisi ha colpito anche qui, anche se in modo piuttosto particolare. Per fronteggiare il calo dei turisti, gli hotel hanno optato per offerte “all inclusive”, riempiendo nuovamente gli hotel a discapito di bar e ristoranti. Si è creato un vero e proprio paradosso: se il 2013 è stato considerato il miglior anno storico per afflusso di turisti, allo stesso tempo è stato anche il peggiore sul fronte della perdita di lavoro. Chi decide di trasferirsi, deve essere quindi preparato, paziente e molto molto gentile. Secondo le statistiche del mese scorso, 1 persona su 3 non lavora e, a breve, finiranno anche gli aiuti statali per i disoccupati e questo produrrà una crisi non solo economica, ma anche sociale. In questo momento ci sono buone opportunità solo per chi vuole investire alle Canarie avendo un capitale alle spalle. Va detto però che, a differenza dell’Italia, la solidarietà tra persone è molto più forte e quindi tra vicini ci si aiuta nel limite del possibile, dividendo quello che si ha. Si può contare sempre su qualcuno che ti aiuta a superare i momenti difficili.

Parliamo però degli aspetti positivi: come si vive lì? Quali sono le cose più belle di Tenerife da vedere e da provare?

Chi visita Tenerife non può rinunciare alla visita più estrema di tutta la Spagna: un’escursione sul Teide, il vulcano più alto della Spagna e al momento innevato sulla cima (per arrivare sul punto più alto occorre un permesso speciale gratuito rilasciato dall’Amministrazione del Parco ma è possibile richiederlo online www.reservasparquesnacionales.es ndr).
Tra le bellezze dell’isola potete ammirare una pianta chiamata il Drago millenario: è l’esemplare più antico di una particolare specie di albero chiamato, appunto, albero del drago. Ha un’altezza di circa 20 metri e il suo tronco, invece, ha una circonferenza di ben 6 metri. Davvero imponente.
Le antiche popolazioni di Tenerife gli attribuivano virtù mistiche perché quando la sua corteccia veniva intagliata, dal tronco usciva resina di colore rossastro, il “sangue di drago”, a cui si riconoscevano proprietà curative.
In realtà ogni angolo di quest’isola ha qualcosa di particolare.
La città Laguna patrimonio Unesco dell’Umanità è considerata anche la capitale religiosa e culturale visto che ospita l’Università di San Fernando e il Palazzo Vescovile. L’intera città è costellata da splendidi monumenti architettonici, palazzi, case tipiche del XVII e del XVIII secolo. Inoltre potete avventurarvi nel Bosque de la Esperanza, se amate la natura. Potrei andare avanti ore segnalando luoghi.
Penso che sia cambiato l’orizzonte che vedi quando vai a lavorare o quando fuori dalla finestra di casa tua, mi immagino tramonti e tanta natura.

Ti sei già abituato e stancato o continui a renderti conto di quanto un clima favorevole influisca beneficamente sulla vita quotidiana?
Voglio dire, magari se uno lavora tutti i giorni fino a tardi, non importa che ci sia il sole e il mare fuori, perché comunque non sei in vacanza o hai tempo per godertelo?
In effetti sono passato da lavorare in Italia con la finestra che dava una stupenda veduta sul cimitero cittadino a guardare il mare, sentirne il profumo e godere dei tramonti unici dell’isola. Tempo per godermelo potrei averlo se non fossi così legato alle mentalità italiane. Sono venuto per stare tranquillo, ma alla fine continuo a correre come in Italia, ma questa è cosa mia: molti amici qui riescono benissimo a lavorare, godendosi l’isola al 100%

Tenerife è un’isola di ragazzi giovani, surfisti e tanti turisti, cosa ne pensa la gente del posto?

Questa credo sia una visione stereotipata dell’isola. Ci sono ragazzi giovani e surfisti e di solito si radunano al Medano e Las Americas, però sono tantissimi che scelgono di venire a Tenerife per godersi la pensione al caldo. Gli stranieri che vivono qui, apprezzano molto i turisti e per questo quasi tutti cercano di essere gentili e amabili. Il turismo è il motore economico dell’isola per questo va sempre curato e mantenuto.

E per quanto riguarda la multiculturalità dell’isola cosa mi dici?  Ti trovi bene in questo ambiente?
Sinceramente qui si scopre che ci sono molti più concetti rispetto all’Italia che frenano i rapporti tra culture. I miei migliori amici isolani sono in gran parte europei e sudamericani.
Di amici italiani ne ho veramente pochi, mentre la maggioranza sono bulgari e dei Paesi dell’Est: ammetto che sono persone stupende, dirette e dure a volte, ma sempre sincere.
Consiglieresti le isole Canarie anche a viaggiatori fai da te o a persone che si vorrebbero trasferire?
Proprio oggi ho letto un post su Facebook di alcuni romani che hanno aperto un bar a Las Americas dove spiegavano benissimo la situazione anche se con toni un po’ duri.
L’isola e le Canarie in genere sono una buona alternativa per trasferirsi e allontanarsi dalla nostra patria ormai maltrattata. Però non è il Paradiso, non c’è lavoro per tutti, non ci si può aspettare di arrivare qui e che tutti ti ricevano a braccia aperte.
Chi viene e trova lavoro è perché se lo è meritato faticando e accettando lavori diversi, con orari complicati eccetera. Solo con la caparbietà italiana, con una buona conoscenza dello spagnolo e una preparazione scolastica adeguata ci si può ritagliare il proprio spazio e solo a quel punto si iniziano a trovare le porte aperte.
Quando si arriva qui non si è nessuno, chi eri in Italia resta nel passato, qui si inizia da zero e per questo ci si può reinventare e essere diversi. L’isola accetta i lavoratori con voglia di fare, ma da poche speranze a hippy e avventurieri.

Mai pentito della tua scelta?

Sinceramente a volte ripenso alle montagne di case, ai boschi e alla neve, al profumo dei pini che entra nelle case in primavera, oltre ai formaggi e i prodotti locali di dove vivevo e mi mancano molto. In Italia voglio tornare anche per la cultura e la storia soprattutto per i miei figli, ma solo come turista.
Al momento viviamo qui e un giorno potremmo decidere di spostarci ancora ma l’Italia non è più nel nostro futuro.
Che sia chiaro, non rinnego il mio Paese, anzi ho imparato ad amarlo proprio standone lontano, è una nazione che potrebbe dare tanto e gli italiani che vanno a vivere all’estero sono sicuro che capiscono cosa voglio dire.
Però quando un uccello lascia il nido e vede l’orizzonte lontano continua a volare in avanti e non torna più indietro.

Di Simona Cortopassi 06/02/2014
Tratto da: nuke.mollotutto.com

 

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Loris si è trasferito e ci racconta

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