Seconda settimana di guerra in Iran benzina +8% e gasolio +12% a Tenerife
Nel giro di meno di due settimane, i distributori di carburante di Tenerife hanno registrato un incremento dei prezzi che, in occasione della guerra in Ucraina del 2022, aveva richiesto quasi un mese per manifestarsi con la stessa intensità. L’evoluzione estremamente rapida dei rincari ha attirato l’attenzione sia dei consumatori sia delle istituzioni, sollevando interrogativi sulla velocità con cui gli effetti delle tensioni internazionali nel mercato petrolifero si riflettono nei prezzi al dettaglio.
Le limitazioni e le tensioni nel mercato globale del petrolio legate al conflitto in Iran si sono tradotte in un aumento quasi immediato del costo dei carburanti a Tenerife. In appena dodici giorni dall’inizio delle ostilità, il prezzo della benzina senza piombo 95 è cresciuto di circa 10 centesimi al litro, mentre il gasolio ha registrato un incremento di circa 14 centesimi. In termini percentuali, ciò equivale a un aumento dell’8,4% per la benzina e a quasi il 12% per il diesel.
La rapidità con cui questi rincari sono comparsi nei distributori ha suscitato dubbi tra alcuni organismi pubblici delle Canarie. In particolare, si è aperto il dibattito sulla possibilità che il carburante venduto attualmente nelle stazioni di servizio derivi da greggio acquistato a prezzi già maggiorati nelle ultime settimane, considerando i tempi normalmente necessari affinché il petrolio venga raffinato, trasportato e immesso nei depositi di stoccaggio dell’arcipelago. Proprio per chiarire questo aspetto, le autorità regionali hanno commissionato un rapporto tecnico volto ad analizzare l’evoluzione dei prezzi e le dinamiche della catena di approvvigionamento.
Per gli automobilisti l’impatto è già evidente. Riempire il serbatoio di un’auto di dimensioni medie, con una capacità di circa 50 litri, comporta oggi una spesa aggiuntiva di quasi cinque euro nel caso della benzina 95 rispetto a dodici giorni fa. L’aumento risulta ancora più significativo per il diesel, dove il pieno di un veicolo privato richiede circa sette euro in più. Questo incremento rappresenta, per molte famiglie e lavoratori, un aggravio immediato nel costo della mobilità quotidiana.
Le prospettive per le prossime settimane rimangono incerte. L’evoluzione dei prezzi dipenderà in gran parte dalla durata del conflitto e dalla stabilizzazione del mercato petrolifero internazionale. Un elemento chiave è rappresentato dallo stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto del greggio: eventuali restrizioni o tensioni in questa area potrebbero continuare a influenzare la disponibilità e il prezzo del petrolio.
Alla luce di questo scenario, il ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Impresa del governo spagnolo, Carlos Cuerpo, ha annunciato che l’esecutivo sta preparando un pacchetto di misure per attenuare l’impatto economico della crisi in Medio Oriente sui cittadini. Al momento, tuttavia, non sono stati resi noti né i contenuti specifici delle misure né i tempi della loro eventuale approvazione.
Il quadro attuale richiama inevitabilmente quanto accaduto nel 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina il 24 febbraio. In quell’occasione l’aumento del prezzo del petrolio impiegò più tempo per riflettersi nei distributori delle Canarie. Dodici giorni dopo l’inizio del conflitto il gasolio era aumentato di circa quattro centesimi al litro, pari a un incremento del 3,4%, mentre la benzina 95 aveva registrato un rincaro di circa cinque centesimi, equivalente a un 4,1%. Per osservare aumenti paragonabili a quelli attuali fu necessario attendere quasi un mese.
La pressione sui prezzi nel 2022 portò il governo centrale ad adottare una misura straordinaria: dal 1º aprile venne introdotto uno sconto di 20 centesimi per litro di carburante, applicato sia agli automobilisti privati sia ai professionisti del trasporto. Di questa riduzione, 15 centesimi erano finanziati dallo Stato e i restanti cinque dalle compagnie petrolifere. Quando lo sconto entrò in vigore, i prezzi alla pompa erano già saliti a circa 1,40 euro al litro per il diesel e 1,43 euro per la benzina 95. Nonostante ciò, considerando lo sconto allora applicato, oggi gli automobilisti delle Canarie si trovano a pagare la benzina fino a 15 centesimi in più rispetto a quel periodo e circa nove centesimi in più per il gasolio.
L’aumento dei carburanti sta già generando preoccupazione nel tessuto economico delle isole. Nei giorni scorsi diverse associazioni imprenditoriali avevano segnalato il rischio di un’escalation dei prezzi e, successivamente, anche il settore dei trasporti ha espresso forte inquietudine per l’impatto diretto sui costi operativi. Il diesel, infatti, rappresenta il principale carburante utilizzato da camion, furgoni e veicoli commerciali, rendendo le imprese di trasporto particolarmente vulnerabili a questo tipo di oscillazioni.
Non sorprende quindi che proprio il gasolio sia il carburante che ha registrato l’aumento più marcato nelle ultime due settimane. Questa dinamica è legata anche alla maggiore dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di diesel rispetto alla benzina, circostanza che rende più rilevante il peso delle forniture provenienti dal Medio Oriente e amplifica gli effetti delle tensioni geopolitiche nella regione.
Le organizzazioni di categoria del trasporto chiedono un intervento rapido delle autorità. Il presidente della Federazione degli Imprenditori del Trasporto (FET), Agustín Espino Flores, ha sollecitato l’adozione immediata di misure di sostegno, sostenendo che l’aumento dei prezzi appare sproporzionato rispetto alla disponibilità di carburante già presente nei depositi. Secondo il settore, sarebbe necessario ripristinare almeno parte degli strumenti utilizzati durante la crisi del 2022.
Tra le richieste avanzate figura, ad esempio, l’aumento della compensazione dell’Imposta Generale Indiretta delle Canarie (IGIC) dal 68% al 99%, oltre alla reintroduzione di uno sconto di 20 centesimi al litro finanziato dallo Stato. Sebbene tali misure non abbiano eliminato completamente gli effetti dell’aumento dei prezzi durante la crisi precedente, gli operatori del settore ritengono che abbiano contribuito ad attenuare in modo significativo l’impatto economico.
Per le imprese di trasporto, infatti, la situazione è particolarmente complessa. Molti contratti con clienti e committenti vengono stipulati con tariffe fisse e non prevedono clausole automatiche di adeguamento ai costi del carburante. Di conseguenza, quando il prezzo del diesel aumenta in modo improvviso, le aziende si trovano spesso costrette ad assorbire internamente l’incremento dei costi, con ripercussioni dirette sulla redditività.
Per comprendere quale sarà l’evoluzione del mercato nelle prossime settimane sarà determinante conoscere le decisioni del governo centrale e l’andamento del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, anche nel caso di una rapida de-escalation delle tensioni, molti analisti ritengono probabile che gli effetti sul prezzo dei carburanti possano continuare a manifestarsi nel breve periodo, a causa dei tempi necessari per ristabilire l’equilibrio nelle catene di approvvigionamento energetico internazionali.